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Abebe Bikila e la maratona di Roma 

In una calda serata di settembre a Roma, un atleta snello in maglia scura correva verso l'Arco di Costantino. Pochi spettatori conoscevano il suo nome mentre si apprestava a tagliare il traguardo della maratona olimpica con più di duecento metri di vantaggio sul secondo classificato, ma tutti notarono stupiti che correva a piedi nudi. Abebe Bikila, corridore degli altipiani etiopi, entrò così, senza nome e senza scarpe, nella storia dell'atletica leggera.

Prima della maratona, disputata la penultima sera delle Olimpiadi del 1960, a Roma, l'etiope Abebe Bikila era completamente sconosciuto alla stampa sportiva di tutto il mondo. Ma in quell'occasione Bikila si consacrò tra i più forti maratoneti della storia dell'atletica. Da quando il cecoslovacco Emil Zátopek aveva polverizzato il record olimpico, alle Olimpiadi di Helsinki nel 1952, nessun corridore era più riuscito a dominare incontrastato la scena internazionale della maratona. Tra i favoriti dell'edizione romana dei Giochi olimpici c'erano il sovietico Sergej Popov, detentore del record con il tempo di 2h 15' 17", e il marocchino Abdesalem Rhadi. Per un errore degli organizzatori, Bikila venne iscritto alla gara con il nome di Bikila Abebe, scambiando cioè il nome con il cognome.

Alla partenza Bikila, che prima di quella gara aveva corso soltanto due volte la distanza della maratona, rimase nascosto fra gli altri concorrenti. Risalì lentamente il gruppo e al decimo chilometro si assestò con la sua corsa tranquilla e apparentemente senza sforzo in terza posizione, alle spalle del marocchino Allah Saoudi e del britannico Arthur Keily. Al ventesimo chilometro, quasi a metà percorso, Abdesalem Rhadi e Bikila presero insieme la testa della corsa, e corsero fianco a fianco fino all'ultimo chilometro, quando Abebe Bikila accelerò staccando l'avversario e si involò solo verso il traguardo distanziando il marocchino di 30 secondi. Fu il primo africano a vincere un oro olimpico. L'immagine del campione scalzo fece il giro del mondo e quella notte Bikila diventò un eroe nazionale in Etiopia. Dopo la gara la stampa inventò la storia che Bikila aveva corso la maratona senza scarpe perché la federazione etiope era troppo povera per fornire ai suoi corridori delle calzature adatte. In realtà Bikila aveva ricevuto le scarpette da gara solo il giorno prima e, poiché le trovava scomode, aveva deciso di correre scalzo, come faceva di solito quando si allenava.

Dopo aver conquistato il titolo olimpico Bikila sparì dalla scena delle competizioni internazionali. Ma quattro anni dopo, nel 1964 alle Olimpiadi di Tokyo, benché non si fosse ancora completamente ripreso da una recente operazione di appendicite, si presentò alla partenza, questa volta con le scarpe. Il risultato non fu mai in discussione: Bikila sbaragliò gli avversari vincendo con il più ampio margine della storia delle Olimpiadi (4 minuti e 8 secondi). Tagliato il traguardo si rilassò con una serie di esercizi di ginnastica sul prato dello stadio olimpico. Prima di lui mai nessuno era riuscito a vincere due titoli olimpici consecutivi nella maratona, disciplina massacrante che difficilmente consente a un atleta di ripetersi a distanza di quattro anni. A 36 anni Bikila si presentò di nuovo alle Olimpiadi del 1968 a Città di Messico, ma uno stiramento alla gamba sinistra lo costrinse a ritirarsi dalla competizione dopo soli 16 chilometri. Un anno dopo si schiantò con la sua auto su una strada nei pressi di Addis Abeba. Riportò gravi danni alla spina dorsale e restò paralizzato per il resto della vita. Nel 1973 morì in seguito ad un'emorragia cerebrale.

Bikila è diventato il simbolo dell'atleta che dalla quasi totale oscurità conquista le vette della scena olimpica. La sua maratona galvanizzò l'ambiente dei fondisti di tutto il mondo e preannunciò il dominio degli africani nella corsa sulle lunghe distanze. Le successive disgrazie hanno conferito un tratto tragico a questo personaggio tranquillo e dalla grande dignità, destinato a essere per sempre ricordato nella storia delle Olimpiadi come una figura bruna e snella che corre a piedi nudi per le strade di Roma.